Nuovi diritti o distorsioni giuridiche?

Pubblichiamo un intervento del’ avv. Primo Fonti, bellariese e impegnato nel nostro tessuto civile,  sempre assai attento ai temi etici, sull’attuale discussione sui “nuovi diritti”.

 

Sulle unioni civili la politica mette in mostra, ancora una volta, il disorientamento causato da un nuovo modello culturale che sta sostituendo il vecchio. La questione dell’adozione del figlio del partner omosessuale è emblematica della “tavola dei valori” che si sta destrutturando;  la persona non è più al centro dell’agire politico. Per rendersi conto del mutato clima culturale e antropologico, penetrato nei palazzi del potere senza bussare, basta passare in rassegna i macro-temi su cui si è incagliata la politica.

  • La politica non è più in grado di stabilire quando si acquisisca lo stato di persona. Sulle questioni inerenti l’inizio della vita umana la politica e una parte della cultura vorrebbero includere tra i diritti umani la scelta di abortire, come diritto di disporre della propria libertà e di decide sulla vita altrui.
  • La politica non è più in grado di definire i contorni socio-culturali dell’identità sessuale. È in atto la volontà di costruire  una società  che vada oltre i principi di non discriminazione in base al sesso degli individui o in base al loro orientamento e si fondi sul diritto soggettivo basato sull’autodeterminazione in materia di gender. La tesi che si sta diffondendo e’ quella per la quale maschi e femmine  si nasce,uomini e donne si diventa.  È un caso che Facebook  presenti 35 opzioni diverse di identità sessuali da scegliere ?
  • La politica non è più capace di vietare che pochi cittadini siano migliori e più “performanti” di altri, in forza di farmaci a cui possono far ricorso grazie alle loro condizioni economiche. E’ il tema degli sviluppi del mondo biomedico e della comparsa sul mercato di sostanze che non sono pensate per curare ma per migliorare e potenziare le facoltà cognitive dell’uomo. Ciò che va in crisi  e’ il principio stesso di uguaglianza  che fonda l’idea delle nostre democrazie.
  • La politica non è più in grado di dire una parola condivisa sul fine vita. La morte e’ un processo che l’uomo deve attendere come inevitabile o e’ un diritto da esercitare? La politica non lo sa!

Se la persona non è più al centro dell’agire politico si comprende perché non si trovano argomentazioni condivise, soluzioni accettabili e risposte ragionevoli sul nodo dell’adozione  del figlio del partner omosessuale. Li chiamano “diritti civili”,  ma altro non sono che distorsioni giuridiche.

È un caso che tutti i partiti,o quasi, lascino libertà di coscienza ?  Spesso accade quando non si sa cosa dire! Ma prevale ancora una volta  il sapore della sconfitta perché la persona umana , che precede qualsiasi pretesa da parte dello Stato, è un valore indisponibile al potere politico e al diritto

Primo Fonti

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2 thoughts on “Nuovi diritti o distorsioni giuridiche?”

  1. Una sfilza di ovvietá, caricando su una generica politica incapace di decidere, pesi specifici della ns realtà italiana stretta fra l’influenza del Vaticano e di una destra populista e razzista che dopo aver smarrito il senso della sua funzione politica, cerca in questi scontri ideologici una visibilità, per altro in piena contraddizione con i comportamenti dei suoi principali leader! Significherà pur qualcosa se nei principali Paesi UE governati dal cdx queste norme han trovato soluzione molto prima senza questi scontri!’ Sic!

    1. ” Lo schema delle contrapposizioni tra destra e sinistra non è più sufficiente a leggere il nostro tempo” (così il sindaco di Firenze Dario Nardella all’apertura della Leopolda 2015). Il fotogramma ( altri se ne potrebbero citare) sembra sufficiente a decretare la crisi del binomio che sta alla base della vita politica delle democrazie moderne come fenomeno assai complesso che non è il caso di affrontare in questa sede ,ma che torna utile averne coscienza.
      Apprendo con piacere che i temi posti all’attenzione siano “ovvietà”. Lo dico senza animo di polemica perché in tal caso non costituirebbero un problema. Peccato però che siano in molti a chiedersi se non ci sia qualcosa di più che impedisca alla politica di riconoscere se stessa a causa del mutato clima culturale di cui parlavo nel mio intervento.
      È quel qualcosa di più che ci deve tutti interessare; quel qualcosa di più che,partendo dall’ “ascolto delle ragioni dell’altro” (così diceva Nilde Iotti) ci fa approdare su un terreno comune dove è possibile declinare il valore umano nei differenti contesti culturali, perché, se la tecnica sa come si fanno le cose, la politica ha il compito di ricollocare la promozione della dignità umana al centro dell’agire politico.
      Insomma nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta; si deve ricercare ciò che è giusto. Perché il diritto naturale non può essere stravolto da una norma di diritto positivo; se non è la ragione è l’intima coscienza di ogni uomo che si ribella.
      Con immutata stima.
      Primo Fonti

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