Confesercenti sull’ Outlet: no a una immagine di città che muore

Riceviamo oggi il seguente comunicato di Confesercenti che pubblichiamo qui.

In parte, i temi sono quelli indicati durante l’intervista sull’ultimo numero de  Il Nuovo, che aveva come tema la zona porto. In parte gli argomenti sono nuovi, giacché  incentrati sulla possibile apertura di un nuovo Outlet, tema di cui si discuterà stasera in consiglio comunale.

 

 

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COMUNICATO STAMPA

Outlet, un’ idea di citta sbagliata

La Confesercenti di  B I M  è convinta che prima di elaborazione dati ,studi e percentuali vada fatta una profonda riflessione sugli impatti di questi outlet sul nostro territorio non solo sotto il profilo economico ma anche sociale ed ambientale in una area già accerchiata da queste mega strutture.

Inoltre è molto riduttivo circoscrivere il dibattito solo al nostro territorio comunale, ma deve essere una comunità  intercomunale ad esprimersi a riflettere, visto l’influenza di questi ipermercati sul territorio.

-Parliamo di mobilità sostenibile investiamo risorse ed energie per il trasporto pubblico, collettivo e poi sosteniamo una economia che necessita per sostenersi di trasporto privato con enormi  flussi di traffico ed inquinamento.

-Investiamo soldi pubblici per recuperare spazi culturali, teatri , monumenti e poi si adottano politiche che contribuiscono a desertificare le nostre città senza comprendere che l’offerta culturale e turistica deve essere integrata.

-Parliamo di sicurezza delle nostre città, firmiamo protocolli per la sicurezza e poi con l’outlet si contribuisce all’impoverimento delle nostre strutture commerciale, a desertificare le nostre piazze, i nostri quartieri rendendoli sempre più  insicuri.

-Diciamo NO allo spreco del territorio poi pensiamo di costruire un altro pezzo di città alternativa a quello già esistente sfruttando l’ambiente e il territorio come BANCA per profitti economici perché  la politica ha sempre  legato queste scelte a interessi del fare CASSA.

E’ inopportuno creare una nuova città quando i nostri quartieri i centri commerciali naturali sono in crisi di identità, quindi diremmo SI solo per  ragioni economiche non per necessità e benessere sociale.

Dobbiamo lavorare per  far diventare i nostri quartieri luoghi vivi fatti da persone,  negozi ed uffici a misura d’uomo, perché  il riuso, il recupero di questi luoghi può salvare il territorio dalla perdita della nostra identità.

Pensiamo a quelle metropoli, dove gli abitanti vivono all’interno di quartieri integrati, fanno la spesa quotidianamente in piccoli negozi al dettaglio, in mini market ed arricchiscono la vita e la sicurezza delle strade e delle piazze.

I 130 negozi che dovrebbero nascere esistono VUOTI alll’interno delle nostre città.

Dobbiamo prendere coscienza del danno ambientale, sociale e culturale di queste scelte, dove i benefici affluiscono ad una minoranza, ma i costi saranno sopportati da molti.

Consentire questa apertura, oggi non significa creare nuove opportunità per il paese ma fare del vero e proprio cannibalismo.

Dobbiamo creare  un nuovo modello di ambiente urbano integrato ed accessibile.

 

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