CORRUZIONE E LEGALITA’

La prima idea di questo intervento nasce come reazione agli scandali a cui assistiamo oramai quasi quotidianamente. La corruzione dilaga, ad ogni livello, al centro come in periferia, ai vertici come alla base e, alimentata da una logica perversa ” se lo fa lui” o ” se lo fanno tutti ” , provoca un effetto ” liberi tutti “. In questo contesto le misure di contrasto e di educazione alla legalità indispensabili, si rivelano da sole troppo limitate per incidere sulle radici del fenomeno. Per comprendere dobbiamo partire dall’inizio.

Corruzione come de-generazione
Nella Grecia classica phthorà indica l’alterazione progressiva di tutto ciò che esiste, in particolare degli esseri viventi. Il suo opposto è il dinamismo della vita che i greci indicavano con il termine “generazione” ( generis) . Corruzione, dunque, è quel processo di disfacimento che si oppone alla vita, è  de-generazione in senso anzitutto biologico.
È evidente come poi il termine sia stato traslato, già nell’antichità, alla sfera morale, personale e sociale, indicando ciò che si oppone alla virtù.
Questo rapido excursus etimologico aiuta a comprendere meglio la corruzione anche nel senso oggi prevalente, cioè in riferimento a tangenti e bustarelle.

Che cosa è in gioco ?
Il guasto principale non risiede nel danno economico prodotto alla collettività, che ci rende tutti più poveri: questo può essere anche molto modesto quando si considera il singolo episodio,sebbene le risorse che la corruzione sottrae alla società a livello aggregato siano impressionanti. C’è un altro guasto molto più profondo: la corruzione intacca i legami sociali, la fiducia e il capitale sociale, le relazioni e le dinamiche democratiche, anziché generarli e farli crescere. In questo senso si introducono nell’ambiente e nella società tossine i cui effetti negativi non si misurano solo in termini di danno economico.
Le reazioni di fronte a episodi di corruzione si richiamano quasi sempre alla necessità di “eliminare le mele marce” nella convinzione di scongiurare così il contagio.In realtà il problema è più complesso. Non si tiene in giusta considerazione che tutte le mele, anche quelle sane, possono marcire, come esito di processi organici in determinate condizioni ambientali.

Le  leggi anti-corruzione.
Fuor di metafora,la corruzione rende manifesta una fragilità costitutiva del corpo sociale tanto da rendere ineliminabile la possibilità che accada, per quanto sofisticati siano i controlli.
In questo senso non basta il rispetto delle regole. La logica della corruzione interferisce con la formulazione stessa delle leggi che la riguardano, aprendo così la strada alla propria depenalizzazione. Un esempio aiuterà a mettere a fuoco il problema. I professionisti del settore finanziario che hanno costruito e venduto i cosiddetti  “titoli tossici ” non hanno violato alcuna norma; tuttavia hanno contribuito in modo decisivo alla de-generazione del sistema economico-finanziario. In termini di risparmio tradito non c’è differenza dai responsabili dei crac Euron o Parmalat che invece hanno violato la legge. Tutti hanno messo in circolazione ” tossine “ a prescindere che una legge le riconoscesse come tali. C’è’ dunque una forma di corruzione che si alimenta dell’illusione della legalità. Un crimine “ legale ” non si vede, c’è un rispetto formale della legge ma, nei fatti, se ne contraddice lo spirito: il risultato è ancora più “corrosivo “ perché opera una progressiva desensibilizzazione al male.

Investire nella cultura del gratuito.
Se la corruzione è  de-generazione occorre promuovere ri-generazione del corpo sociale, partendo dal basso,dai rapporti quotidiani,dalle agenzie educative informali e formali ma, soprattutto, dall’esempio che ciascuno di noi deve dare col proprio stile di vita.
Testimoniare con la propria vita che esistono valori che non hanno un prezzo e che, dunque, non sono in vendita, significa dare forma ad una nuova cultura per la quale nessuno può comprare quello che un altro ha deciso di non mettere in vendita. E’ la cultura del gratuito !

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