Il nostro passato è ora presente

Uno spazio museale che attesti, inequivocabilmente e fisicamente, che il nostro passato non è pari a zero (o poco più di zero).

Questa è la grande novità che si andrà a realizzare sabato prossimo, 11 febbraio, presso l’ ex Macello, dove alle ore 11 si terrà l’inaugurazione, alla presenza delle autorità e secondo una suggestiva scaletta di momenti (vedi box nella pagina a fianco), del nuovo spazio all’interno di Noi – Museo della Storia e della Memoria di Bellaria Igea Marina (questa la nuova denominazione del Museo). Grazie ad un nuovo allestimento, sarà qui collocato il mosaico di età romana, ritrovato nel 2010 a Bordonchio.

Il Museo, realtà già significativa per Bellaria Igea Marina, cambierà prospettiva e “peso specifico”, allungando lo sguardo sulla nostra storia più antica.

Il ritrovamento del prezioso mosaico policromo è un dato assai importante per Bellaria Igea Marina. Ne parlammo a lungo sul Nuovo, e cliccando su questo link troverete una raccolta dei nostri interventi, messi insieme ad altri nostri articoli sempre su ritrovamenti importanti o sulla storia di Bellaria igea Marina –  tra questi spicca  quello, per certi aspetti profetico del 2004 di Cristian Tassinari). Allora, nel 2010, ci auguravamo di poterlo avere sul nostro territorio, fruibile per tutti. Ed eccolo qui.

La ricchezza storica del nostro territorio va ben oltre l’ultima rilevazione.

Andando a ritroso, va ricordato, oltre al mosaico ed alla relativa Villa,  anche lo scavo del 2004, durante il quale vennero ritrovate, pressoché nella stessa area (zona ristorante Pic Nic), tombe di epoca romana (vedi Il Nuovo n. 4 del 10-12-2004).

Ma il nuovo allestimento che sarà visitabile a partire dall’ 11 febbraio, ci rimanda ad un ulteriore importantissimo segno del nostro passato. Nel XVIII secolo venne ritrovata a Bordonchio una stele funeraria, rappresentante Egnatia Chila Uxor, una raffinata matrona di età tardo repubblicana (fra il secolo I aC e il secolo I dC). La stele è presso il lapidario del museo di Rimini e non avremo certo modo di riaverla (allora eravamo sotto il  Comune di Rimini). Ma presso il nuovo spazio museale vi sarà una sorpresa anche su questo fronte.

Questo ricco e lontano passato di Bellaria Igea Marina è una prospettiva che si è precisata in questi ultimi anni, grazie a ritrovamenti eccezionali, ma che Il Nuovo aveva già descritto nella sua esatta connotazione fin dal 2004. Chi allora scrisse una bella (e profetica) analisi relativa al sottosuolo bordonchiese e avanzò con certezza l’ipotesi di un centro abitato importante a Bordonchio, con dettagli tutti confermati dalle scoperte del 2010, fu l’archeologo bellariese Cristian Tassinari, oggi incaricato dal Comune per il ritorno del Mosaico sul nostro territorio. Lo abbiamo intervistato.

Cristian, finalmente i reperti bordonchiesi saranno a disposizione dei nostri cittadini!

È stato un percorso lungo e faticoso, tanto che ha subito diversi ritardi, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Va detto che appena è stata scoperta l’eccezionale presenza a Bordonchio di un mosaico e di una Villa, mi sono attivato per proporre al Sindaco la possibilità di approfondire con nuovi scavi e per riportare il mosaico sul nostro territorio. Subito Ceccarelli si è attivato per arrivare a realizzare questo “sogno”.

Un bel risultato…

Sì, decisamente. Da sempre avevo cercato di promuovere la sensibilità delle amministrazioni verso il nostro passato e di trasmettere una convinzione che era una certezza: il nostro territorio non si ferma alla giovane età del Comune, ma ha un passato ricco e significativo, e l’archeologia può adeguatamente valorizzarlo a beneficio di residenti e turisti. Eravamo l’unico Comune senza uno spazio dedicato alla sua storia. Oltre a Rimini, anche Santarcangelo, Savignano, San Mauro, così come tanti piccoli Comuni delle nostre colline, hanno spazi pregevoli che attestano il radicamento di quelle comunità in un passato nobile, importante. Bellaria Igea Marina pur avendo un passato di grande rilevanza, oggi sempre più evidente, non aveva mai mostrato la convinzione di poter scommettere su questo.

Cosa ti ha spinto ad insistere così tanto in questa direzione?

Studiando archeologia, la mia tesi di laurea si è focalizzata proprio sui territori del litorale, da Ravenna a Rimini.  È già in quella fase di studio che ho potuto osservare come la zona bordonchiese fosse di una ricchezza notevole, tutta da scoprire. Ecco perché ho cercato di aprire percorsi che permettessero rilevamenti e interventi. Poi la svolta. Con la scoperta, casuale ma non certo imprevedibile, del mosaico bordonchiese, sono tornato a bussare alle porte dell’amministrazione e questa volta ho trovato risposte positive. Capiremo con il tempo l’importanza di questa scelta, per le scuole, per i turisti, per tutti i cittadini.

Come si è proceduto concretamente?

Occorre distinguere le fasi iniziali da quelle che si sono aperte subito dopo. Va spiegato infatti che in Italia, in caso di ritrovamenti di reperti di valore storico, il proprietario ha l’obbligo di avvisare la Sovrintendenza e (purtroppo) l’onere di intervenire a suo carico per rimuovere in sicurezza (se possibile e opportuno) il manufatto. È il caso del nostro mosaico. Infatti la Villa in cui era collocato era già ampiamente rovinata da radici e dall’abbandono nel tempo. Dunque si è valutato l’opportunità di rimuoverlo dalla sua sede per un restauro. Lasciarlo lì, collocato nella sua posizione originale, non aveva senso. Per questo il privato ebbe l’onere di incaricare un’azienda specializzata (venne scelta Ad’Arte di Rimini) e il mosaico venne trasportato, insieme ad altri reperti, al museo di Rimini, luogo che la Sovrintendenza solitamente utilizza come deposito.

A questo punto sei intervenuto tu…

Esatto. Insieme ai colleghi di Tecne, abbiamo presentato un progetto all’amministrazione per il restauro e per il rientro sul nostro territorio del reperto. Non solo, abbiamo in precedenza ottenuto di poter fare ulteriori scavi e rilievi da cui è emerso come la Villa romana, la cui vita va dal I sec. aC al VI dC, avesse raggiunto una notevole importanza e centralità, tanto da potersi “permettere” un mosaico di così alto valore.

Ci spieghi come sarà collocato il mosaico e organizzato lo spazio adiacente?

Non è stato facile trovare un’adeguata collocazione per mancanza di spazi adeguati.  Si è dunque inizialmente pensato allo stesso edificio del Comune. Poi è nato il Museo Noi. Così è maturata l’idea di inserirlo all’interno di questa realtà, riadattando gli spazi. Il Mosaico sarà collocato sul pavimento della stanza maggiore con un lato adiacente alla parete, in modo da poterlo fruire da una buona visuale, simile a quella per cui fu prodotto. Non tutto sarà da subito collocato all’ ex Macello, tuttavia. Al momento vi sarà la parte principale e più bella. Ma poi ci auguriamo possano aggiungersi altre parti, che auspichiamo possano essere restaurate in un prossimo futuro. La collocazione infatti sulla pedana che lo accoglierà è fatta in modo tale da prestarsi ad ampliamenti. Ma tutto lo spazio assumerà un forte valore didattico più ampio.

Spiegaci

Si entrerà dalla porta che si apre dal fiume, in corrispondenza del nuovo percorso pedonale, per un’ideale passeggiata dal porto al museo. Da questa porta si entrerà in una prima stanza in cui sarà riprodotta la via  Popilia, nella forma con cui era costruita a quel tempo. Di qui la doppia caratteristica dei ritrovamenti degli ultimi tempi. Da una parte la presenza della stele funeraria di Egnatia Chila, a testimonianza dei numerosi eventi funerari, che trovavano collocazione sulla via. La riproduzione fedele della stele è stata operata grazie ad elaborazioni complesse. Era infatti impossibile utilizzare l’originale per un calco, operazione che avrebbe rovinato la stele. Le attuali tecnologie ci hanno permesso invece di ottenere una copia perfetta grazie a scansioni al computer sull’oginale e l’utilizzo di materiali per la riproduzione di alto valore.

Invece, nella stanza più grande, idealmente l’altro ramo della Popilia, che peraltro proprio qui da noi si biforcava per prendere la direzione del mare e quella più a monte, avremo la testimonianza delle attività commerciali e di vita quotidiana che si svolgevano lungo la importante arteria romana. Qui troverà sede il mosaico. Le stanze saranno poi corredate di pannelli didattici, di altri reperti posizionati in teche, in modo da rendere la visita quanto più possibile utile per immergersi nella vita di quelle epoche lontane.

Dunque l’ 11 febbraio è una data importante per Bellaria Igea Marina …

Ritengo proprio di sì. In un duplice senso. I nostri cittadini avranno un segno tangibile del loro passato, che viene da lontano ed ha radici nella storia nobile della nostra Italia. D’altro canto si apre una possibilità di interesse, per cittadini e turisti, un’attrattiva in più, di grande spessore culturale, che il nostro territorio è in grado di offrire.

Dicevi che vi sono prospettive ulteriori, oltre all’intervento che vedremo realizzato l’ 11 febbraio? 

Oltre alla possibilità di arricchire il materiale con nuovi restauri (come dicevo non tutto è stato ancora trattato), aggiungo la considerazione che lo spazio verso il fiume dell’ ex Macello, si presta per la collocazione di questi ulteriori reperti, formando una sorta di piccola suggestiva piazza per eventi. Un luogo elegante, dotato di fascino particolare e che potrebbe rivelarsi prezioso, anche alla luce del nuovo percorso pedonale lungo l’area portuale.

Ci congediamo da Cristian, avendo potuto constatare che le idee di certo non mancano e come, in silenzio, con tanta pazienza (i ritardi sono stati davvero ragguardevoli), vada nascendo una nuova Bellaria Igea Marina, capace di recuperare il gap con altre località del territorio, anche sul piano culturale. L’appuntamento è per l’ 11 mattina, per ascoltare le parole di Egnatia Chila e poter ammirare il pavimento a mosaico, reso ora presente a noi uomini del 2017 e testimonianza del nostro (ora un po’ meno) remoto passato.

 

Si ringraziano Cristian Tassinari e Raffaele Rizzuti per l’ampio corredo fotografico.

Qui sotto la raccolta di tutte le foto pertinenti ai ritrovamenti

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

3 thoughts on “Il nostro passato è ora presente”

La tua opinione su quanto hai letto può essere preziosa! Scrivi qui!