Luca Quadrelli: “il sassofono, la mia seconda voce”

Riprendiamo il nostro viaggio alla scoperta dei maestri che i nostri ragazzi hanno l’opportunità di incontrare a Bellaria Igea Marina presso la scuola comunale Glenn Gould.

Oggi vi presentiamo Luca Quadrelli, igeano doc, già noto ai lettori del Nuovo, quale membro dei Jazzin, fin dal 2006 (a pag. 6 de Il Nuovo n. 3 del 9 febbraio 2006) e quale protagonista di numerosi eventi musicali sul nostro territorio. Ma la notorietà di Quadrelli ha superato l’ambito locale, vantando oramai collaborazioni di tutto rispetto.

Alla Glenn Gould è maestro di sassofono, mentre nel passato ha insegnato propedeutica in diverse scuole primarie.

Lo incontriamo presso la sede della scuola musicale, ad Igea di fronte alla Chiesa,  edificio che è stato anche la sua vecchia scuola elementare (ed anche quella di chi intervista!).quadrelli scuola igea

Il raccontarsi diventa così semplice e naturale…

Luca, quando frequentavi queste aule eri già immerso nel mondo della musica?

Sì, già a 6 anni ero rapito dalla musica. È un fatto strano, perché in famiglia nessuno aveva esperienze di tipo musicale. Eppure ricordo che durante l’estate, alla sera, abitando io in via Ennio, volevo sempre fermarmi presso il locale di Pasqualini, dove c’era un’orchestra ed io mi appoggiavo alla ringhiera per ascoltarli e non volevo mai andare a letto.  E tutto è nato da lì, perché alla fine di un’estate mio padre mi regalò la batteria di quel batterista, che era un suo amico.IMG_0386

Hai iniziato con una batteria, quindi…

Sì, all’inizio era come un gioco per me. Ben presto però, divenne una cosa più seria.  Iniziai a studiare pianoforte e finite le scuole medie mi volevo iscrivere al Conservatorio. Purtroppo non c’erano posti. Le classi erano già piene. Grazie ai consigli di un prof di Bellaria di solfeggio, potei entrare facendo un altro strumento. Così entrai nella classe di corno, poco seguita. Ma non mi piaceva! L’anno successivo hanno istituito la cattedra di sassofono. Incuriosito, provai. Fu un amore folgorante. Arrivai così con soddisfazione al diploma, dopo 7 anni di studi.

10916317_10204935319934753_4831404349866566644_oE oltre agli studi, hai iniziato anche a suonare in pubblico?

Sì, il mio prof mi portava a suonare con lui in numerosi concerti. Il mio inizio è legato a questi concerti di musica classica, di cui il ricordo più vivido è quello presso il circolo ufficiali di Bologna. Una serata elegante e di stile, che per un ragazzino come me era davvero fantastica, magica. In quegli anni la musica classica era il mio solo ambito di esecuzione musicale, pur amando tanti generi.

E finiti gli studi?

Finiti gli studi classici mi sono buttato, come autodidatta, sulla musica jazz, ma subito ho avvertito il bisogno di prendere lezioni. Di lì un susseguirsi di esperienze tra le più varie. Una sperimentazione che tutt’oggi è per me una sfida continua. Nacque in quel momento un’intensa attività con numerose band, pur non essendo allora il mio lavoro principale. Difatti gestivo l’attività estiva dei miei genitori e non pensavo alla musica come al mio lavoro. Anche in inverno cercavo altri mestieri. Non immaginavo che la musica diventasse il mio obiettivo professionale da raggiungere, non avevo fiducia che potesse esserci qui da noi la possibilità di farla essere una professione.12321109_10206967490857756_3278647355314822987_n

Quando è cambiato qualcosa? 

L’attività che facevo mi stava sempre più stretta. Sentivo il bisogno di gridare a tutti la mia passione per la musica. Così una decina di anni fa la grande scelta. Dopo un’estate in cui avevo suonato tanto, con band rinomate, ho deciso: stop all’attività estiva e la scelta di scommettere tutto sulla musica. Era prendersi un bel rischio, visto che si tratta di una strada che si considera spesso impossibile. Subito dopo è arrivata la scuola Glenn Gould e quindi l’insegnamento. Un percorso che mi sta riempiendo di soddisfazioni.

Ma perché questo amore per il sassofono?

Non so spiegarlo, ma per me è come la mia seconda voce. È parte di me. Se sono triste prendo lo strumento e suono, se sono felice, faccio lo stesso. È un compagno ineliminabile. Ora posso dire che se dovessi smettere di suonare, mi spegnerei. Quando sono in giro a suonare sento che è il mio posto.

Torniamo alle tue esperienze musicali. Quali generi ora pratichi?

Ho sempre spaziato davvero su tutto, dal Jazz alla Bossa nova, al rock anni ’50. Solo il liscio mi rimane più estraneo, anche se a Colmar lo suonai per la promozione di Verdeblu per le nostre spiagge. Quindi proprio tutto.

E la musica classica, rimane viva?

Sì certamente. Anzi, Simone Bruscia, il direttore artistico della nostra stagione teatrale, mi commissionò una musica assai originale ed insolita per le nostre manifestazioni: il Requiem di Mozart. La mia performance aprì la proiezione di un filmato di animazione assai originale, Aeterna, che traduceva in immagini la celebre opera di Mozart. Era il 26 dicembre 2014. Suonai, in apertura, da solo, con l’ausilio di luci ed effetti speciali. Esperienza simile è quella con Alessio Fattori (vedi Il Nuovo n. 1, dell’11 gennaio 2013  e su Fattori Il Nuovo n. 13 del 26 giugno 2009), che mi incaricò invece di accompagnare il suo bellissimo film dedicato a Igea Marina, “In fondo al cuor” .quadrelli in fondo al cuor

 

Altri esempi delle tue performance musicali?

Sono tante… Ho suonato con Eufonia (vedi Il Nuovo n. 4, del 15 marzo 2013). Ho suonato a Casa Panzini più volte, con Luca Angelici (vedi lo scorso numero de Il Nuovo). L’esperienza dell’alba con la musica sulla Teresina è stata davvero emozionante. quadrelli sulla TeresinaE poi le collaborazioni più “importanti” con Massimo Manzi, Fabrizio Bosso, con Marco Tamburini a cui mi lega un ricordo fortissimo, perché purtroppo il giorno dopo una nostra serata, morì in un incidente stradale (Luca si commuove parlandone, ndr). In tributo a lui suonammo, io e Bosso, in una serata a Comacchio densa di emozioni e di commozione.10255869_10207140396140280_4560089984636081329_o

Mi accennavi anche a collaborazioni singolari…

A parte la mia presenza al Piazza gestito dal grande Mantovani (vedi Il Nuovo n. 12, del 15 giugno 2006) ho  suonato con gli Hormonauts, pazzo gruppo “mutoide” di Santarcangelo, guidato da uno scozzese, con cui pubblicammo un disco. Attualmente oltre che come freelance suono e collaboro con  Luca di Luzio con il quale ho diversi progetti, con  Monica Canini e Andrea Bolognesi con i quali ho diverse formazioni partendo dal duo sax e voce, la bellariese Silvia Vasini che con Davide Baldazzi (Reverend Dave) hanno dato vita ai Darma and the white waiters e molti altri fra cui i vari insegnanti della Glenn Gould.

Quanti concerti puoi vantare…

Tanti, diverse centinaia…

Un’ultima battuta sulla scuola. Come va?

Molto bene. Per me è un onore, e lo deve essere per tutta Bellaria Igea Marina, collaborare con InArte, una realtà riconosciuta dal Ministero dell’istruzione e che ha portato un bel tasso di professionalità e serietà sul nostro territorio.

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