Quei TINtacoli che avvolgono e coinvolgono

Ha sede a Bellaria Igea Marina, diverrà presto associazione, formalizzando così un’amicizia che potremmo definire “operativa”. È la storia di tre donne, giovani mamme (una bellariese – Silvia -; una  di Cesenatico – Natascia; una milanese, ma sposata a Gambettola ed ora in Australia da dove continua a collaborare

Silvia, Natascia e Alessia, fondatrici di TINtacoli

Ha sede a Bellaria Igea Marina, diverrà presto associazione, formalizzando così un’amicizia che potremmo definire “operativa”. È la storia di tre donne, giovani mamme (una bellariese – Silvia -; una  di Cesenatico – Natascia; una milanese, ma sposata a Gambettola ed ora in Australia da dove continua a collaborare grazie ad internet – Alessia), che, venute a conoscenza dell’associazione Octopus For A Preemie e constatando che in Italia questo progetto non aveva ancora preso forma, decidono di attivarsi e compiono quello che sembrava un semplice sogno, un desiderio vago, una curiosità nata in una chiacchierata tra mamme. Invece ora è realtà.

Ma cosa è Octopus For A Preemie? Si tratta di un progetto, nato in Danimarca e ramificatosi in numerosi paesi d’Europa, che si prefigge di produrre all’uncinetto piccoli oggetti, e specificamente dei polipetti, da donare ai reparti di terapia intensiva neonatale degli ospedali convenzionati. È stato infatti scientificamente rilevato che questo oggetto, simulando per il neonato prematuro il cordone ombelicale, da cui si è dovuto staccare anticipatamente, ha una funzione benefica, rassicurante, stimolante. In sostanza, il bimbo giocando con i tentacoli, avverte la presenza di un elemento assimilabile a quanto gli era famigliare nell’utero materno e vive in forma meno cruenta un distacco che doveva essere preparato in un tempo più ampio ed avvenire con un corpo più formato e sicuro. I risultati sono sorprendenti. I polipetti riescono a calmare i bambini facendoli respirare meglio, regolarizzando il loro battito cardiaco e aumentando l’ossigenazione del sangue. Inoltre, la compagnia di questi piccoli amici disincentiva i bambini dall’afferrare e tirare i cavi presenti durante la loro permanenza nell’incubatrice. Come si legge su pediatriacesena.org, il dottor Augusto Biasini, direttore del reparto di Pediatria e Terapia Intensiva Neonatale e Pediatrica dell’ospedale Bufalini, palude l’iniziativa. “I neonati prematuri sentono con maggiore intensità il dolore rispetto agli altri bambini. E’ quindi molto importante, che i piccoli siano assistiti e costantemente monitorati in ambienti protetti che tendono a ricreare il più possibile la condizione fetale che  hanno dovuto abbandonare prima del tempo fisiologico che necessita alla conclusione della gravidanza”.

Abbiamo contattato Silvia, la bellariese tra le tre fondatrici.

Silvia siete partite quasi per caso, ora a che punto è l’attività?

Siamo cresciute in maniera rapidissima ed è stato sorprendente vedere la risposta di così tante persone che hanno offerto il loro aiuto, mettendosi a disposizione.

Come vi raggiungono le persone? 

Abbiamo un gruppo Facebook a cui è possibile iscriversi e di lì partono i contatti, le indicazioni di lavoro, lo scambiarsi consigli e opportunità. Il gruppo ha raggiunto le 800 adesioni, tutte persone che hanno intenzione di collaborare. Poi, una volta prodotti i polipi, vengono consegnati qui a Bellaria e noi li smistiamo negli ospedali che hanno aderito al progetto.

Che risposta avete avuto dagli ospedali?

Una risposta di grande collaborazione. Siamo partite dal Bufalini di Cesena, dove abbiamo consegnato i primi trenta polipetti (vedi foto). Qui è nata una collaborazione molto intensa con medici e infermieri, che ci accolgono e collaborano fattivamente.  Poi abbiamo coinvolto l’Ospedale degli Infermi di Rimini – con analoghi risultati – ed ora stiamo inviando i nostri polipi anche al Maggiore di Bologna e sono attivi contatti con Parma. La cosa che vorrei sottolineare è che l’accoglienza del personale medico è tale da farci sostare in reparto, conoscere le differenti situazioni e talvolta i genitori dei piccoli. Il nostro lavoro è una piccola luce in situazioni davvero difficili.

Abbiamo visto come è nato il vostro progetto. Ora diciamo come si può collaborare con voi.

Certo! La sezione italiana del progetto ha preso il nome di TINtacoli, dove le prime lettere in maiuscolo  indicano il reparto di Terapia Intensiva Neonatale. Il canale più semplice per raggiungerci è facebook, ricercando appunto la parola tintacoli. Appare un gruppo a cui è possibile iscriversi, rispondendo prima a un piccolo questionario (sul perché si desidera iscriversi al gruppo). Una volta iscritti è possibile comunicare con noi anche in messaggi privati per tutti i chiarimenti. L’altro canale è la email tintacoli@gmail.com. La collaborazione consiste nel produrre questi piccoli oggetti e inviarceli. Sulla pagina facebook ci sono diversi file che spiegano come debbono essere fatti i polipetti, dovendo rispettare norme di sicurezza e di utilizzo adeguate. È molto semplice e con la propria passione per l’uncinetto si può fare qualcosa di molto utile. Gli ospedali ci segnalano il bisogno mese per mese e noi inviamo loro quanto richiesto. Bisogna tener presente che i bambini che nascono prematuri sono circa il 10% delle nascite. Un numero enorme che mai avrei immaginato così esteso. Per cui l’invito è a tutti di collaborare.

E per la consegna degli oggetti?

È possibile consegnarli a me ma per facilitare abbiamo aperto collaborazioni con alcuni negozi. A Bellaria il nostro punto di appoggio è Babi e mama, in via Perugia, 10 , che ringraziamo per la disponibilità.

Infine… cosa vi spinge a questo impegno. In fondo hai un bimbo piccolo…

È stato il desiderio di poter dare qualcosa a chi è meno fortunato. Nessuna di noi tre ha avuto figli prematuri, ma ci è sembrato un’iniziativa bella, utile, semplice. Era un peccato che mancasse in Italia. E così siamo partite. Oggi posso dire che vedendo la risposta di centinaia di mamme in tutta Italia (ci sono collaboratrici da Roma, da Assisi, ovunque…) e l’entusiasmo che è nato, così come la gratitudine di chi riceve (sia medici, che infermieri, che genitori), la voglia di continuare è sempre più forte.

Da Bellaria all’Italia intera, guardando verso l’Europa. Queste sono piccole ma importanti buone notizie che accendono una luce differente nel nostro quotidiano. Da Bellariesi e romagnoli, non possiamo che essere orgogliosi di Silvia, Natascia ed Alessia.

 

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